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Investire gestendo un rischio, oppure lasciare i soldi fermi ed assicurarsi una lenta perdita?

Data pubblicazione: 19 agosto 2026

Autore: Gianluca Piccirillo

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Rappresentazione visiva dell'articolo: Investire gestendo un rischio, oppure lasciare i soldi fermi ed assicurarsi una lenta perdita?

1. 100.000 euro sul conto oggi non saranno gli stessi 100.000 euro tra 20 anni

2. Il mercato azionario può perdere: ma questa è una perdita che possiamo gestire

3. La vera scelta non è tra rischio e sicurezza


Quando si parla di investimenti, una delle obiezioni più comuni è: “Preferisco non rischiare. Lascio i miei soldi sul conto.”

È una scelta comprensibile. Il problema è che lasciare i soldi fermi non significa eliminare il rischio.

Significa semplicemente scegliere un rischio diverso. Da una parte abbiamo il rischio del mercato azionario, che può essere volatile, ma che possiamo misurare, diversificare e gestire attraverso il tempo.

Dall'altra abbiamo l'inflazione, che lentamente riduce il valore dei nostri risparmi.

Ecco perché la vera domanda non dovrebbe essere “investo o non rischio?”, ma: “Quale rischio preferisco gestire?”


1. 100.000 euro sul conto oggi non saranno gli stessi 100.000 euro tra 20 anni

Immaginiamo di avere 100.000 euro e di lasciarli semplicemente fermi.

Tra 10 anni il saldo sarà ancora di 100.000 euro. Tra 20 anni, probabilmente, sarà ancora di 100.000 euro.

Ma il loro potere d'acquisto sarà lo stesso? No.

Ipotizzando un'inflazione media del 2,5% annuo, un livello non particolarmente elevato, i 100.000 euro avrebbero dopo:


Orizzonte Capitale sul conto Potere d'acquisto equivalente

Oggi. 100.000€ 100.000 €

10 anni. 100.000 €. circa 78.000 €

20 anni. 100.000 €. circa 61.000 €


In altre parole, dopo 20 anni potremmo continuare a vedere 100.000 € sul conto, ma quei 100.000 € potrebbero comprare ciò che oggi compreremmo con circa 61.000 €.

È questa la particolarità dell'inflazione: non vediamo il nostro saldo diminuire, ma vediamo diminuire quello che possiamo comprare con quel saldo. E non stiamo parlando di un'ipotesi estrema.

Negli ultimi 10 anni, considerando l'inflazione armonizzata in Italia, l'aumento cumulato dei prezzi è stato vicino al 28%, con una perdita di potere d'acquisto di circa il 22%.

Quindi lasciare i soldi fermi può sembrare la scelta più prudente. Ma nel lungo periodo può diventare una perdita certa di potere d'acquisto.


2. Il mercato azionario può perdere: ma questa è una perdita che possiamo gestire

Qui è importante essere onesti.Investire nel mercato azionario significa accettare delle oscillazioni.

Un capitale di 100.000 euro può diventare temporaneamente 90.000, 80.000 o anche 60.000 euro durante una forte crisi.

È un rischio reale. Ma c'è una differenza fondamentale: il rischio di mercato è visibile e misurabile.

Possiamo sapere quanto è volatile un investimento, diversificare il portafoglio, scegliere un orizzonte temporale adeguato e soprattutto evitare di investire in azioni quei soldi che potrebbero servirci tra pochi mesi.

La storia ci mostra inoltre che gli anni negativi fanno parte del percorso, ma non rappresentano necessariamente il risultato finale dell'investimento.

I dati storici raccolti da Aswath Damodaran della New York University, ad esempio, mostrano come 100 dollari investiti nello S&P 500 con dividendi reinvestiti nel 1928 siano diventati una cifra enormemente superiore nel tempo, nonostante nel percorso ci siano state crisi e forti perdite.

Il punto, quindi, non è dire:

“L'azionario non perde.”

Sarebbe falso. Il punto è dire:

“L'azionario può perdere nel breve periodo, ma nel lungo periodo il rischio può essere gestito attraverso diversificazione e tempo."

Ed è proprio questo che distingue un investimento pianificato da una semplice scommessa.


3. La vera scelta non è tra rischio e sicurezza

Ed eccoci al punto più importante.

Quando decidiamo di non investire perché “non vogliamo rischiare”, in realtà non stiamo scegliendo la sicurezza.

Stiamo scegliendo un altro tipo di rischio. Prendiamo ancora i nostri 100.000 euro.

Scenario A: soldi fermi

Dopo 20 anni:

100.000 € nominali

ma, con un'inflazione media del 2,5%, un potere d'acquisto equivalente di circa: 61.000 € di oggi.

La perdita non si vede sul conto. Ma è reale.


Scenario B: capitale investito

Supponiamo invece, solo a titolo esemplificativo, di investire i 100.000 euro in un portafoglio azionario diversificato.

Non sappiamo quale sarà il rendimento futuro. Potremmo avere anni molto positivi, anni negativi e anche periodi in cui il capitale scende significativamente.

Ma abbiamo una possibilità che tenendo i soldi fermi non abbiamo: far crescere il capitale più dell'inflazione.

Per esempio, ipotizzando semplicemente un rendimento medio annuo del 5%:

  1. dopo 10 anni: circa 163.000 €
  2. dopo 20 anni: circa 265.000 €


Con un rendimento medio del 7%:

  1. dopo 10 anni: circa 197.000 €
  2. dopo 20 anni: circa 387.000 €


Questi numeri non sono una previsione di rendimento, né una promessa sul futuro. Servono semplicemente a mostrare l'effetto che il rendimento composto può avere sul capitale nel lungo periodo.


Ed è proprio qui che si trova la differenza.

Lasciare 100.000 euro fermi non elimina il rischio: rende quasi certo che l'inflazione ne riduca progressivamente il potere d'acquisto.

Investire espone invece il capitale alla volatilità, ma permette di assumere un rischio che possiamo analizzare e gestire.


Quindi qual è la scelta più razionale?

Non è: “Voglio rischiare oppure voglio essere sicuro?”

Perché la sicurezza assoluta non esiste.

La domanda corretta è: “Preferisco gestire un rischio di mercato, che può essere diversificato e affrontato con un orizzonte temporale adeguato, oppure accettare una perdita di potere d'acquisto che nel tempo è impossibile evitare?”

Investire non significa cercare di eliminare il rischio.

Significa scegliere quale rischio assumere per raggiungere i propri obiettivi. Perché il rischio più grande, soprattutto quando l'orizzonte temporale è lungo, potrebbe non essere vedere temporaneamente il proprio investimento scendere.

Potrebbe essere arrivare tra 10 o 20 anni con gli stessi soldi, ma con molti meno beni e servizi che quei soldi possono comprare.

Il vero investimento, quindi, non è soltanto cercare di guadagnare.

È cercare di proteggere nel tempo il valore dei propri risparmi.

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